mercoledì, 22 ottobre 2008

votarQuando inizia la frustrazione e si vede il proprio pensiero mortificato dall’arroganza bisogna smettere di gridare. Bisogna essere petulanti e non fermarsi, e continuare il maggio.

Ricordare a tutti gli altri che per quanto si sentano assolti saranno sempre coinvolti.

All’inizio si resta ammutoliti con gli spalancati e la bocca sgranata, o al contrario: tanto tutti gli orifizi facciali restano aperti di stupore comunque. Si rimane così quando dall’altra parte si risponde con un: “Me ne frego, io vado avanti lo stesso”. A questo punto gli umili possono pensare di avere esagerato, di avere sbagliato, di essere stati strumentalizzati perfino. Gli arroganti si metteranno a sbraitare invece, si sente più il volume delle parole che le parole stesse e quell’avvoltoio di  consenso non saprà dire altro che sono tutti pazzi, come lo stupratore che esce pettinato dalla macchina con la donna disperata che urla. Il saggio non alza la voce, non si stupisce e rigira la provocazione contro l’arroganza. Il saggio continua a ripetere la sua ragione monotonicamente, ripetutamente e senza sosta. Il saggio spunta le provocazioni del provocatore e gli dà il coltello dalla parte del manico con la lama spuntata ed il manico bollente.

Perché si può fare finta quanto si vuole che nulla succede, ma è l’inizio della follia negarsi la realtà. Si può essere una o due volte con quelli che vogliono sempre entrare a scuola, con quelli che hanno paura di mamma e di papà ed entrano a scuola lo stesso. Quelli non sono responsabili, sono solo vigliacchi nella maggior parte dei casi.

Noi lo sappiamo che poi il mondo è di quelli che prendono il Milano-Roma con l’auricolare nel telefonino, noi lo sappiamo che il mondo è di quelli che quando parlano parlano per sovrastrutture per azioni, per aziende, per agenti, per prodotti, mentre il contenuto vero resta sempre un sottointeso, come l’amore tra due amanti.

Il fatto che il mondo è loro, non vuol dire che loro non abbiano bisogno di noi. Il fatto che i soldi alla fine comandano e comanderanno sempre, non vuol dire che i manager possano vivere in un mondo di manager, perché per andare nei ristoranti c’è bisogno di qualcuno che suda nelle cucine dei ristoranti, per essere eletti c’è bisogno di un popolo che pensa di scegliere quando vota. La democrazia non può essere infine una totale illusione, deve trovare qualche sporadica verifica nelle manifestazioni della vita.

Diventiamo un paese di manager, un paese di gente che sa fare soldi, un paese di gente che sa vivere: è vero che non serve la cultura per esistere: tutto il terzo mondo è molto meno scolarizzato di noi, e forse anche un po’ per questo si potrebbe dire che soffre la fame. Quelli di noi che vogliono vivere veramente vivere avranno dove andare non temete. Nessuno resterà con la fame di cultura perché c’è un mondo intero che la regala la cultura e non sa che farsene di tutta quella cultura, fino al punto da volerla offrire pure a noi che non ce la meritiamo.

E non è manco più necessario che tutto cambi perché tutto rimanga com’è.
In questo paese l’istruzione non è mai stata una priorità e non lo sarà mai, avremo sempre troppe guerre da fare, troppi posti di lavoro da salvare, troppi privilegi da salvaguardare, troppa paura per divertirci.

Finchè tutto non sarà distrutto e rinascerà in un altro modo, perché finchè abbiamo da mangiare, abbiamo dove dormire, abbiamo a chi volere bene, non troveremo mai le forze di cambiarci.

Continuiamo a dirlo di avere ragione, anche se non ci si ascolta, e vediamo che succede.

Scritto da: guioo alle ore 21:56 | link | commenti | categoria:
martedì, 21 ottobre 2008

viejoConsiderando che: i climatologi non sanno abbassare la temperatura dove fa caldo ed alzarla dove fa freddo e fanno perdere un sacco di soldi alle piccole e media imprese manufatturiere, che i chimici non si sono messi d’accordo su quale sia il dentifricio migliore, e che ancora le macchie macchiano i vestiti, che gli storici dell’arte ancora non sanno manco rispondere alla domanda: “E’ bello ciò che è bello o e bello ciò che piace?”, che i giuristi fanno durare i processi troppo a lungo, che i filologi, se gli chiedi come si dice “Che ore sono?” in un’altra lingua, non te lo sanno dire, che i botanici non sanno coltivare un cappero, nel senso che la piante del cappero cresce solo allo stato selvatico, che i fisici fino al mese scorso stavano distruggendo il pianeta, che gli astronomi si rifiutano di fare l’oroscopo, che i biologi non hanno ancora capito manco come nascono i bambini, che i naturalisti credono all’evoluzione da tanti anni da non essersi più evoluti, che quelli del “DAMS” sono convinti di essere iscritti a qualcosa che al singolare si scrive DUM, che gli ingegneri costruiscono ponti con materiali più flessibili del loro cervello, che i matematici non si sono ancora accorti di niente, che gli architetti si scordano sempre qualcosa, che i filosofi se soffrono stanno bene, che ai teologi ci pensa la chiesa, che gli informatici hanno fatto Windows, che i farmacisti non potranno mai comprarsi una farmacia, che gli economi…vabbè non ne parliamo che è meglio….
Considerato tutto questo, credo che sia giusto volere smantellare l’Università italiana, basta che lo facciamo in modo veloce ed indolore perché non se ne può più. Così questi facinorosi si mettono il cuore in pace e si vanno a cercare un lavoro, invece di rubare i soldi allo Stato per pensare. Insomma vi rendete che conto che in Italia l’1,8% del PIL è investito in ricerca? Significa che abolendo la ricerca tutto potrebbe costare l’1,8% in meno visto che non dovremmo pagare questi che ricercano senza produrre nulla che si mangia.
Poi, pure alla ricerca di facili guadagni…che il maligno così subdolo si infila nelle cose umani, così nascosto che i ricercatori non se ne erano mai accorti dei guadagni, poi il fatto che fossero facili lo aveva nascosto benissimo, sempre il maligno.

Scritto da: guioo alle ore 21:39 | link | commenti | categoria:
mercoledì, 15 ottobre 2008

caldocaldoPerche' il Papa non parla mai dell'anima?
No, sul serio. Se ci si fa caso la maggior parte dei Suoi discorsi non prendono mai in considerazione l'anima che e' la vera materia del suo studio. Si dilunga spesso interessanti, quanto argute, analisi sulla societa' moderna, spesso si intrattiene pure di economia (e non solo delle borse, ma anche dell'economia  reale), alle volte di politica e di governo. Estende persino i suoi discorsi alla biologia, alla medicina, ed alla genetica, lui che ha studiato di tutto, tranne le materie scientifiche.
Ma sull'anima non parla mai.
Si rivolge sovente ad i nostri corpi materiali, alle membra che compongono l'essere umano, ma non al soffio che Dio ci ha messo dentro. Si dilunga sui nostri comportamenti, sulle loro motivazioni, e sulla nostre pulsioni che portano a quei comportamenti, ma sull'anima che li muove: mai.
Ma perche'? Ha paura di parlarne? Ha paura di non essere capito se ne parla? Ha paura che la parola anima non abbia mordente sul suo pubblico? Eppure non sembra uno che si occupa molto dell'audience. Sembra, al contrario, uno che dice la sua, uno che non va dietro al consenso, ma che dice pane al pane e vino al vino, anche a rischio dell'impopolarita'.
Forse, credo, ha paura che la parola anima lo porti fuori dal potere temporale, relegandolo al potere secolare.

Ha paura che occupandosi della salvezza delle nostre anime e non della probita' dei nostri corpi perda la presa sui beni terreni, sulle ricchezze non solide come la parola di Dio. La verita', forse, e' che oggi giorno l'anima e' un concetto scomodo persino per il Papa. Perche' occuparsi dell'anima significa sapere fare a meno delle meschinita' su cui accalcano gli uomini, significa volgere lo sguardo in alto dove il sublime sta, significa percorrere la strada che porta sul serio alla civilta': una strada che stiamo, comunque, ineluttabilmente percorrendo nonostante tutto quello che facciamo per nasconderlo.
Perche' e' incontrovertibile che ora esistono parole come diritti umani, come diritto all'infanzia, come lotta alla pena di morte. Esistono parole come pacifismo, ambientalismo che incutono benessere solo a sentirle, mentre parole come razzismo e fascismo generalemente ci ricordano la strada che ancora dobbiamo percorrere.
Tutto questo e' nell'anima degli uomini, e tutto questo migliore con gli anni, i secoli, i millenni.

Ed e' forse un caso che mentre aumenta il pacifismo, l'ambientalismo, aumenta pure la laicita' degli Stati e dei Governi?
Forse non e' un caso, come non e' un caso che il Papa non parli mai dell'anima.

Scritto da: guioo alle ore 23:13 | link | commenti (2) | categoria:
sabato, 11 ottobre 2008

justiceSe si mettono insieme olio ed acqua, non si mescolano perchè non si piacciono e non avvengono reazioni chimiche, stanno semplicemente a guardarsi.

“Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole.” (Pietro Lunardi)

Ma l’olio è più pesante dell’acqua se si mettono uno sopra l’altro in un bicchiere, l’olio tende a scendere.Ma non sempre, perché se il bordo che separa i due fluidi è orizzontale, l’olio resta sopra, l’acqua resta sotto, come se la gravità non esistesse.

“La mafia non esiste”. (Salvatore Cuffaro)

L’olio spinge non sempre più forte, sempre uguale, ma inesorabilmente. Inesorabilmente perché non è lui a spingere è la Terra con la forza di gravità, quindi a lui non costa nulla: si fa spingere. L’acqua sotto resiste e tiene la posizione: tutta compatta è facile, anche troppo.

“Non mi chiedete chi sono i politici compromessi con la mafia perché se rispondessi, potrei destabilizzare lo Stato.” (Tommaso Buscetta)

E’ l’uguaglianza che non fa rompere l’acqua, perché visto che l’olio non può passare interamente attraverso l’acqua, dovrebbe iniziare ad incunearsi da qualche parte, ma lui non sa decidere e l’acqua non gli dice dove così rimangono lì a guardarsi….per tanto tempo…

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.” (Giovanni Falcone)

Poi un pezzo di acqua si stanca e si sposta, l’altra acqua è un po’ infastidita perché si deve spostare pure, come quando si muove uno in mezzo alla folla: si devono spostare tutti un poco. Quel pezzo di acqua si sposta e un poco d’olio passa.

“Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, Non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte.” (Giovanni Paolo II).

Poco, pochissimo olio è passato, ma ora la superficie non è tutta uguale: s’è incrinata e l’olio sa da dove deve passare. Solo che per passare deve spostare l’acqua che per spostarsi deve spostare l’olio sopra e sostituirvisi, quindi tutto è lento, miliardi di molecole devono ritrovare la posizione, devono comunicarsi le forze, ma il pertugio è fatto. Poco, molto poco olio è penetrato nell’acqua, ma a quel punto nulla può fermarlo più e la sua inesorabile forza lo porterà giù e l’acqua dovrà andare su.

“Un intero popolo che non paga il pizzo è un popolo LIBERO” (Comitato Addiopizzo)

Si chiama instabilità e prima o poi succede. Quando succede non c’è più nulla da fare, il destino è segnato perché più si va avanti più forte è la forza di andare avanti. E libertà sarà.

“La mafia è una montagna di merda” (Peppino Impastato)

Scritto da: guioo alle ore 10:45 | link | commenti | categoria:
mercoledì, 08 ottobre 2008

stonestoneDurante un terremoto che non ricordo, in un anno che non rammento, la mia prof di matematica ebbe la sfortuna di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, cioè là. Una volta ci raccontò in classe di quell'esperienza.
Veramente non ce lo raccontava tanto per avere simpatia o per fare riflettere i ragazzi su chissà chè. Mi ricordo che il senso del racconto era quanto mai esaustivo. Lo raccontava ridendo quindi se ne ben fregava del dramma delle case che cadevano o degli eventuali feriti che tanto mentre accade il terremoto esistono solo in potenza. Raccontava semplicemente della sua sensazione un po' di stupore, un po' di superiorità rispetto agli altri. Raccontava che mentre tutti scappavano a destra ed a sinistra, lei scappava in direzione contraria. Lei scappava verso l'esterno dell'edificio, mentre gli altri, in quei primi momenti, correvano all'interno delle camere da letto e nei salotti per prendere i danari e gli oggetti di valore. La prof non aveva più paura degli altri ed aveva come gli altri averi sparsi per la casa, ma si metteva in salvo perchè pensava che tutto quello che le serviva lo aveva sempre con sè: nella sua testa. Tutta la matematica e tutta la fisica che aveva imparato erano le cose che le davano da mangiare e che avrebbero continuato a darle da mangiare. Tutto quello che c'era da mettere in salvo lei se lo portava con sè, intrinsecamente con sè.

Sotto le macerie ci stanno giustamente i cretini che vogliono le cose, che si accapigliano per le pietre, per i gioielli per i denari mentre queste stesse sono le cose che crollano, mentre il sapere e la conoscenza mai ti si rivolteranno contro e mai cadranno, né mai potranno farti del male, né mai il loro desiderio ti farà infilare sotto un palazzo che crolla.

Solo per raccontare di quanto sia meschino e povero chi con la testa vuota, ha solo la robba come ricchezza.

Scritto da: guioo alle ore 22:47 | link | commenti | categoria:
lunedì, 06 ottobre 2008
papaeconomoCerte cose non so proprio come commentarle, quasi quasi non le commento...
Perche' almeno IO quando non ho nulla da dire, non la dico, non dico la prima cavolata che mi passa per la testa.
IO non mi sento in dovere di dire la mia su tutto, ogni giorno.
IO dico qualcosa solo quando la ritengo interessante.
IO non infilo le poche cose che so in ogni discorso, perche' non so parlare di altro.
IO...
Scritto da: guioo alle ore 10:38 | link | commenti | categoria:
venerdì, 03 ottobre 2008

babbalucicircolAlle volte quello che è unidimensionale in genere, diventa bidimensionale.
Penso alle code in particolare.
L’impostazione logica delle code è facile: sia n un elemento della fila, quello arrivato dopo di lui è n+1. Non c’è possibilità di confondersi o di sbagliare. Dirò di più: appena arrivi, sei ultimo. Non ti devi chiedere che numero sei. Sai che sei l’ultimo e che tutti (tutti) quelli che già ci sono nella fila vengono prima di te.
Invece, ed è questa la sorpresa, esiste un modo alternativo di fare la fila: tu sei dopo il primo. Tutti sono dopo il primo. Ed il primo viene scelto a caso da un punto qualunque della fila, visto che tutti, dopo che il primo passa, vengono dopo il primo. Il nuovo primo si trova così ad essere uno degli ex futuri primi ed tutti gli altri ex futuri primi, si trovano ad essere attuali futuri ex futuri primi. Chiaro no?
Per questo esistono i sardonici che entrando nell’atrio e volendo apparire spiritosi chiedono:”Scusate chi è il penultimo?”. “Il signore” indicherà l’ultimo, puntando il dito verso il penultimo ed il nuovo arrivato ribatterà:”Allora, io sono l’ultimo” che viene dopo il penultimo e non fa una grinza, così automaticamente quello che era prima ultimo si ritrova ad essere nella paradossale situazione di essere dopo l’ultimo….essere dopo l’ultimo è una condizione matematicamente impossibile da verificarsi eppur si verifica. Costui perderà ancora altre posizioni se si distrarrà interrogandosi sulla sua posizione nella fila ed altri entreranno disponendosi, in silenzio e senza dire nulla, dietro l’ultimo.
Così accade alla fine che le file non si dispongono su una sola dimensione, ma abbiamo le file bidimensionali che si estendono su un piano. Il buono di tale topologia del turno è che nello stesso spazio entrano più persone e che la lunghezza della fila cresce più lentamente. Infatti, mentre in una fila unidimensionale ci vogliono n persone per tenerti a distanza n dalla fine della fila, nella fila bidimensionale ce ne vorranno circa n2 quindi sarà quadraticamente più difficile tenerti lontano dalla fila. Il brutto è che comunque dalla fila ne esce uno alla volta, quindi se serve il tempo t per uscire dalla fila unidimensionale (proporzionale alla distanza dalla fine della fila), servirà il tempo t2 per uscire da una fila bidimensionale.
Questo approccio esiste ed è largamente diffuso, anche se nessuno ha capito mai perché.

Scritto da: guioo alle ore 22:44 | link | commenti | categoria:
domenica, 28 settembre 2008

birraHo capito che per fare la birra buona ci vogliono quattro ingredienti fondamentali. Cioè sono quattro gli ingredienti costituiti di materia come noi la conosciamo che vanno trattati per fare la birra buona. Poi dicono che ci sia un quinto ingrediente che è la tradizione, secondo alcuni. Secondo altri il quinto ingrediente (o ingrediente segreto) è la passione, o l’amore per il proprio prodotto. Io non ci credo a queste cose, quindi scordiamoci del quinto ingrediente, che tanto è inutile.
Gli ingredienti dicevo sono quattro: il primo è il grano. Il grano deve essere di quello coltivato bene, di quello che cresce abbondante da solo che piove a grappoli sul suolo. Questo grano va raccolto in gran quantità perché le cose buone (e la birra è buona) si consumano senza limite, quindi meglio che ci sia tanto grano a soddisfare tutti. Poi il grano va arrostito, come fosse uno spezzatino, però è grano. In questo modo la birra prenderà quel colore scuro che tutti gli riconoscono. Poi ci vuole il luppolo, quello che cresce alto, tanto alto. Deve essere talmente alto che il luppolo migliore deve essere altissimo. Sembra ovvio, ma non è tanto ovvio. Se ti abitui ad un’altezza, poi quella altezza non ti sembrerà più un’altezza alta, quindi per essere il luppolo una pianta alta, basta che quando la guardi ti sembri alta. Poi c’è il lievito, credo, perché non tutte le parole si afferrano bene, alcune parole sfuggono, ogni tanto, come i concetti. Sai che ci sono, ma non sai bene perché, allora lasci ad altri l’onore di presenziare questi concetti e di farne la propria bandiera. Per questo la birra buona la lascio fare ad altri, perché non so bene cosa sia la birra buona, io so fare altre cose. Poi c’è l’acqua. Chi l’avrebbe detto che per fare la birra buona serva una buona acqua, eppure è così. Deve essere pura, fresca di sorgente. Che poi, forse, questa è la sorpresa, che non è una sorpresa. Perché è ovvio che la birra è liquida (e qual è il miglior liquido, se non l’acqua), è pure ovvia che se la birra la fai tu, perché mai dovresti consentire alle impurità che spuntano fuori in acque casuali che non conosci di alterare il gusto che tu le hai voluto dare. Quindi non è una sorpresa che l’acqua sia la parte più importante di una cosa che acqua non è.
La verità è sempre là, a portata di mano, basta pensarci, oltre l’evidenza.

Scritto da: guioo alle ore 20:45 | link | commenti (1) | categoria:
venerdì, 26 settembre 2008

haumea...Si chiama Haumea come la dea hawaiana della fertilità , il quinto pianeta nano del Sistema Solare. Scoperto nel 2004 e finora indicato con la sigla 2003 EL6135...

Questa è la scoperta scientifica che porta luce su molti e spesso trascurati aspetti della vita quotidiana. Più di molte altre scoperte scientifiche e tecnologiche. Insospettabilmente questa scoperta renderà molto più facili le nostre giornate, dal mattino, fino alla sera.
Ci sono degli stolti che pensano che i pianeti siano solo dei corpi rocciosi che orbitano intorno al Sole, questi soggetti si stanno a scervellare per comprendere l'atmosfera dei pianeti, per capirne la stuttura, per modellarne opportunamente il clima. Insomma la domanda ultima di questi imbecilli è cercare di capire se esistono altre civiltà extraterrestri ed, eventualmente, scovarle. Ma che ce ne frega di altre civilità, noi siamo già abbastanza civili perbacco!

Sappiamo benissimo che l'unica cosa che ci importa dei pianeti è l'orbita! Solo l'orbita ci serve per tirare fuori, ciascuno, il segreto che il pianeta porta in sé col suo moto: dov'era quando sono nato? Solo questo: un punto in un momento e sappiamo se quel pianeta sta con noi o contro di noi! In realtà non solo questo, un'altra cosa: il nome. La cosa curiosa che si stenta a capire in questo aggrovigliato rapporto conoscitivo e che il nome glielo diamo noi, ma la funzione che è autonoma, ma dipende dal nome, il pianeta deve saperla già. Il destino è buffo, ma funziona che quando uno gli da il nome, ai pianeti, gli dà sempre quello giusto. Non si sa come, ma è così. Il nome è importante perchè un conto avere in opposizione Marte che in fondo sarai solo un po' deboluccio, ma se hai in opposizione Venere resterai sempre a pane ed alive, molto peggio! Poi non parliamo di cosa possa succedere se nasci con l'opposizione di Giove: guarda ti conveniva non nascere. Il nome di un pianeta è tutto.

Ora risulta cristallino perchè la recente scoperta degli astronomi (gli sguatteri degli astrologi) si inquadra tra le più rivelatrici della storia dell'uomo. Finalmente abbiamo il pianeta della fertilità! Paolo Fox, il mago Thelma e tutti i luminari ci hanno fino ad ora fatto l'oroscopo trascurando l'effetto del pianeta Haumea, il pianeta della fetilità.  Vi rendete conto di quanto diventeranno potenti i loro oroscopi ora? Già me li figuro tutti questi luminari impegnati in complicatissimi conti fatti di cerchi e linee, di tangenti, secanti e cosecanti, di sincornismo, di calendari giuliano e gregoriano per potere includere appropriatamente il ruolo di Haumea nei nostri oroscopi. Finalmente si capisce se qualche volta hanno preso qualche abbaglio, se quella volta non avete incontrato l'amore della vostra vita che dovevate incontrare, se non avete vinto la lotteria che dovevate vincere: era solo perché gli oroscopi non includevano il cruciale ruolo del pianeta della fertilità.

E' tutto facile, ora, perchè se avrete figli, se siete fertili, se farete nascere qualcuno, dipende paradossalmente dall'istante in cui siete nati! Haumea a favore figliate come conigli, Haumea in opposizione manco con quella assistita, mi spiace.

Ma ora lo sappiamo, ora la scienza è completa!

Solo gli ultimi due appunti:
1. Non si sa solo come Haumea verrà accolta dal Pantheon latino. Giove si sa che è ben disposto per le donne, ma Marte e Venere di solito sono un po' irascibili. Insomma forse non è stata una buona idea dare il nome di una Dea hawaiana a chi ora, dovrà convivere con Dei di un'altra nazionalità.

2. Il periodo orbitale di Haumea è di circa 285 anni. L'umanità sarebbe dovuta restare non fertile (o meno fertile) per circa metà del periodo orbitale (Haumea in opposizione per tutti) cioè 140 anni. Intelligenti pauca.

Scritto da: guioo alle ore 00:49 | link | commenti | categoria:
martedì, 16 settembre 2008
tipoaltoPrima si sono tutti preoccupati per i lavoratori, unendo alla paura per il posto di lavoro anche la paura per la professionalità violata e per la dignità lesa. Insieme a questa preoccupazione sono sicuro che albergava nei cuori degli italiani orgogliosi e fieri una certa ansia per il rischio di perdere la compagnia di bandiera. Quelli che passano il tempo a lamentarsi delle cose all'italiana non passava giorno che non dicessero:"Io l'avevo detto". Per la bstrada non si sentiva parlare di altro e la cosa incredibile che, in fondo, per risolvere il problema bastava scendere per la strada. Tutti avevano la soluzione, bastava ascoltarla, ma nessuno del palazzo si è mai curato di scendere ad ascoltare quella verità così gratuita. I profondi analisti si preoccupavano sì della compagnia di bandiera, ma soprattutto del Sistema Italia, perchè, bisogna riconoscere loro, lo avevano sempre sotenuto che il probelma è strutturale, non è di un'azienda. La verità che il modo di fare impresa in Italia è sbagliato. Poi ci sono quelli sociali che la buttavano sul personale, nel senso che la buttavano sulla psicologia, non sul personale dell'Alitalia. Questi dicevano che il problema è che in Italia noi non abbiamo la giusta indole all'efficienza ed all'organizzazione. Tutti i politici invece, durante la campagna elettorale, una cosa non volevano: che l'Alitalia finisse nel tritacarne elettorale. Soprattutto il paese si interrogava su una cosa da Bolzano a Lampedusa, ma l'italianità della compagnia la manterremo? Sicuramente non si può dire che non fossero umani quelli che quando ne parlavano si interrogavano soprattutto su quanti fossero gli esuberi, perchè le famiglie vanno tutelate. Poi quelli che dicevano che non era giusto che i francesi si prendessero pure l'Alitalia dopo Carla Bruni ed infine sua Santità che non nascondeva di pregare quotidianamente per le sorti della nostra amata compagnia. Questo fino a ieri.
Perchè oggi, realizzato di essere veramente ad un passo dal fallimento, gli italiani si chiedono:"Ed ora che fine fanno le mie miglia?"
Scritto da: guioo alle ore 19:14 | link | commenti | categoria: